Le ultime mosse
di Matteo Renzi ci hanno richiamato alla memoria Achille Lauro,
armatore, esponente politico del Partito Nazionale Monarchico e a lungo
sindaco di Napoli. Fu famoso anche perché si faceva votare regalando ai
suoi elettori una scarpa sinistra prima del voto e la scarpa destra
dopo.
Ovviamente Renzi non è così grezzo,
ha rottamato il sistema delle scarpe e si è modernizzato. Così per il
referendum costituzionale, che ha voluto legare al suo destino politico,
ha continuato nella politica del “do ut des”, ma andando su qualcosa di
meno materiale, anche se la filosofia non è cambiata, visto che, in
soldoni, dice agli elettori che lui farà cose bellissime, sempre a patto
di rimanere a palazzo Chigi e, quindi, chiede loro di votare per
promuovere la sua riforma costituzionale che toglie poteri al Parlamento
e agli organi di garanzia per conferirli al capo del governo.
Le promesse, per ora, sono due e la
loro realizzazione, ovviamente, dovrebbe verificarsi il prossimo anno, a
referendum scavallato.
La prima riguarda l’Irpef con una
riduzione del numero degli scaglioni, oppure virando su un più
tradizionale e immediatamente comprensibile taglio delle aliquote. Ma i
soldi ci sono? Non siamo ancora sotto la spada di Damocle di un
automatico aumento dell’IVA previsto dalla clausola di salvaguardia se
non saranno rispettati i parametri di bilancio?
Evidentemente
l’importante è la promessa; per la realizzazione si vedrà il prossimo
anno se sarà possibile, o meno.
La seconda promessa, sempre da
realizzare dopo ottobre, oltre a richiamare alla memoria Lauro, fa
ricordare anche Berlusconi, visto che Renzi parla di abolire il bollo
auto. Attenzione, però, perché se i titoli dei giornali si soffermano
soltanto su questo concetto, la frase completa del presidente del
Consiglio recita così: «Abolire il bollo auto aumentando un po' le
accise non è una cattiva idea perché in questo modo pagherebbe chi
consuma e inquina». La fredda matematica dice che per bilanciare il
mancato gettito di circa 6,5 miliardi ci sarebbe la necessità di un
aumento delle accise pari ad almeno 15 centesimi il litro. Su questo,
oltre al tentativo di vellicare la sensibilità degli ambientalisti meno
riflessivi, ci sono alcuni aspetti che vanno messi in rilievo. Per prima
cosa il provvedimento andrebbe a scapito delle Regioni alle quali va il
gettito del bollo. Ma soprattutto si impongono un paio di
considerazioni sociali. Intanto la soppressione del bollo – un po’ come
l’abolizione indiscriminata della tassa sulla prima casa – favorirebbe
molto di più i facoltosi proprietari di fuoriserie dotate di grandissima
cilindrata e di un’infinità di cavalli che i più indigenti che
dispongono di un’utilitaria, magari vecchia e scassata, mentre l’aumento
della benzina andrebbe a colpire tutti indistintamente. Ma non solo: il
maggior prezzo del carburante metterebbe ancora più in crisi coloro che
con i veicoli sono costretti a lavorare e che finirebbero per far
aumentare i prezzi in una situazione di mercato in cui, già senza
aumenti, latitano i soldi per far prosperare nuovamente il commercio.
Lasciando pur perdere la
considerazione che tutti i progetti renziani, viste le loro
caratteristiche assai poco sociali, confermano che il loro autore è
persona che pende molto più a destra che a sinistra, continuiamo a
sentirci chiedere: «Ma se va via Renzi, chi metteresti al suo posto?». A
parte il fatto che, anche se al peggio non c’è mai fine, il popolo
italiano ha diritto di scegliere qualcuno che gli dia maggiori speranze,
la domanda è profondamente sbagliata perché non ci dovremmo chiedere
cosa faremmo senza Renzi, bensì cosa faremmo senza quella Costituzione
che finora ci ha difeso dagli avventuristi che arrivano a palazzo Chigi
e, lassù, si accorgono che governare loro non basta, perché preferiscono
comandare.
Insomma, sarebbe davvero il caso che
si cominciasse finalmente a parlare di Costituzione, ma è proprio
quello l’argomento che Renzi preferisce evitare perché sa di poter
attrarre soltanto i distratti e coloro che pensano di poter vivere
tranquillamente anche con meno democrazia di quella che abbiamo adesso.
Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/
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