Teoricamente dovremmo essere soddisfatti di aver finalmente scoperto qual è il limite della decenza oltre il quale il governo italiano non ritiene sia possibile andare. A fissarlo con ipotetica chiarezza è stato il sedicente ministro degli esteri Antonio Tajani che ha affermato che questa volta, andando ad abbordare in acque internazionali un’innocua flottiglia di barche che volevano portare aiuti a Gaza, sparando proiettili di gomma, arrestando e legando tutti quelli che erano a bordo, Israele ha «superato la linea rossa». O meglio – giusto per mettere le mani ben davanti – lo ha fatto il suo ministro Itamar Ben Gvir. A far traboccare il vaso della pazienza meloniana in prospettiva internazionale, infatti, non è stato l'atto di pirateria, bensì il video che il responsabile della Sicurezza nazionale del governo Netanyahu ha diffuso sui suoi social nel quale lo si vede dileggiare gli arrestati che sono bendati, ammanettati e fatti oggetto di violenze.
«Sono indignato – ha affermato Tajani – Israele ha il diritto di difendersi ma non ha il diritto di umiliare prigionieri, persone inermi che non hanno compiuto atti di violenza e non sono terroristi. Una cosa è mantenere un blocco navale, un’altra, ben diversa, è mettere in discussione la dignità e la sicurezza delle persone».
Tutto bene? Direi di no perché è certo che la stragrande maggioranza degli oltre settantamila palestinesi uccisi a Gaza, di cui più di ventimila bambini, erano «persone inermi che non hanno compiuto atti di violenza e non sono terroristi». Però in nessuna di quelle oltre settantamila occasioni Tajani ha ritenuto, non dico di convocare l’ambasciatore, ma neppure di protestare in una semplice intervista.
Né si è mai sognato di dire qualcosa per i non si sa quanti palestinesi della Cisgiordania che sono stati assassinati dai cosiddetti “coloni” israeliani e nemmeno per tutte le vittime di quella che è una vera e propria invasione israeliana del sud del Libano, schifosa esattamente come quella della Russia in Ucraina.
Però, obbiettivamente, come si può rimproverare qualcosa a un cosiddetto ministro che davanti al sorridente e impassibile Vespa ha affermato che, proprio in occasione del primo abbordaggio israeliano alla flottiglia, «Comunque quello che dice il diritto internazionale è importante, ma fino a un certo punto.»?
Sbaglieremmo, però se addossassimo soltanto su Tajani la responsabilità di una “linea rossa” che, a essere molto riduttivi, potremmo definire “fluttuante”. All’interno del governo Tajani ha un’autonomia di giudizio, di parole e di azione che è paragonabile a quella che poteva avere uno schiavo davanti al suo faraone e in questo caso è evidentemente appiattito sulle posizioni della Meloni, che pretende le scuse, e di Salvini perché la “linea rossa” è evidentemente apparsa non perché Ben Gvir – quello commosso perché gli avevano regalato una torta di compleanno decorata con un cappio da impiccagione dei palestinesi – si è comportato così, ma perché tra gli angariati, ingiuriati, vilipesi e feriti c’erano anche degli italiani, tra cui un parlamentare.
C’è da scommettere che se nessun italiano avesse sentito il dovere di testimoniare di persona contro il genocidio di Gaza, l’azione di Ben Gvir sarebbe passata sotto l’assordante silenzio della destra nostrana. E non è fantasia perché Ben Gvir non ha cominciato a comportarsi così soltanto qualche giorno fa.
E quindi la fluttuazione della “linea rossa” è molto variabile e dipende dalla presenza o meno di italiani. Ma qui vengono altri dubbi: cosa vuol dire italiani? Perché le reazioni di Salvini e di Bignami ai fatti di Modena pongono seri dubbi. Loro vorrebbero che al folle investitore fosse tolta la cittadinanza perché è italiano “soltanto” di seconda generazione. Quindi non sarebbe la gravità del fatto a far togliere – ammesso che fosse possibile – la cittadinanza a un italiano, ma soltanto la presenza di antenati di etnia diversa. Ma antenati di quale generazione precedente? Se, per esempio Salvini, o Bignami avessero un bisavolo non italiano, varrebbe anche per loro? Oppure comunque la definizione della distanza generazionale verrebbe fissata a seconda del comodo del momento?
Ma Torniamo a Tajani, perché almeno su una cosa sono d’accordo con lui, quando dice: «Mi dispiace soprattutto per il popolo di Israele, che non merita un ministro come Ben Gvir». Anche a me dispiace per loro, ma anche per il popolo dell’Italia che non merita… E qui mi interrompo perché la lista dei ministri, viceministri e sottosegretari che non ci meritiamo sarebbe troppo lunga.






