La notizia del giorno era quella dell’omicidio, a Minneapolis, di Renee Nicole Good, una donna bianca e disarmata, madre di tre figli, che soltanto esprimeva il proprio disaccordo sulla violenza dei controlli antimmigrazione da parte dei soldati dell’Immigration and Customs Enforcement, la forza speciale potenziata da Trump, e delle forti proteste del sindaco, del governatore del Minnesota e della popolazione, mentre il vicepresidente Vance garantiva all’assassino la completa immunità, o, meglio, impunità.
Poi, nella notte è balzato in primo piano il voto del Senato degli Stati Uniti che, con 52 voti a favore e 47 contrari, forse anche sotto l’impulso di questi ultimi fatti sconcertanti da parte dell’amministrazione Trump, ha approvato una risoluzione che dovrebbe impedire al presidente di intraprendere ulteriori azioni militari contro il Venezuela.
Ma anche questa notizia è stata scalzata dai titoli di testa dall’immediata risposta del presidente degli Stati Uniti: «L’unico limite al mio potere è la mia moralità, Non ho bisogno del diritto internazionale». Una frase che ricorda molto da vicino quelle di tanti dittatori per i quali l’unica legge da seguire e da imporre agli altri è stata quella dettata dai propri desideri e capricci.
Probabilmente lui non se ne rende neppure conto, ma in un ipotetico mondo razionale il suo comportamento darebbe una mazzata mortale ai concetti di alleanza e di trattato. Nel mondo reale, invece, è la paura a dominare ancora come forma di governo, sia all’interno delle nazioni, sia nei rapporti tra le nazioni stesse e il fatto che quel figuro abbia ai suoi ordini l’esercito più potente del mondo continua a essere più importante di molte altre considerazioni.
Ora sarà importantissimo vedere come reagirà il popolo americano, quello che ha eletto Trump e che probabilmente per buona parte non pensava minimamente a questa deriva autoritaria in cui un presidente esplicita il fatto che a lui delle decisioni del Senato non interessa nulla e che i trattati internazionali sono carta straccia. Le elezioni di mid term saranno importanti, ma sono ancora molto lontane e in tanti mesi i disastri che Trump può combinare, e che in pratica ha già annunciato, sono tantissimi.
Al di là di quello che sta accadendo negli Usa, però, balza agli occhi, il comportamento della stampa vicina alla presidente del Consiglio su questi avvenimenti perché ci aiuta a capire come il nostro governo valuti queste notizie e, quindi, come potrebbe essere il suo comportamento in eventualità simili.
Alle 8 del mattino i siti dei giornali di destra (mi spiace, ma non riesco proprio a comperarli per guardarne anche solo la prima pagina) davano una visione del mondo che spaventa perché fa capire benissimo come la pensano Meloni e sodali su quello che sta accadendo negli Stati Uniti. Nessuno citava né il voto del Senato, né, di conseguenza, la risposta di Trump.
Il Giornale trattava i fatti del Venezuela da punti di vista inconsueti: “Gli italiani in Venezuela: fuga dalla Cgil” e “La violenza pro-Mad esplode nelle scuole”, mentre l’omicidio di Renee Nicole Good da parte dell’ICE era trattato, molto in basso, con questo piglio: “Un omicidio che divide (ancora) gli Usa. Chi era la vittima”.
La Verità parlava dell’omicidio di Minneapolis nella settima notizia soltanto per dire che il governatore del Minnesota “Walz ora soffia sulla guerra civile”, mentre del Venezuela non c’era più alcuna traccia. Libero, dal canto suo, metteva il Venezuela in apertura, ma soltanto per dire che Trentini non è stato ancora liberato, mentre dagli Stati Uniti sembrava fosse arrivata soltanto la notizia che il vicepresidente Vance aveva raccomandato: «Prendete Trump sul serio: Groenlandia, Vance picchia duro”. Anche il Secolo d’Italia sul Venezuela parlava soltanto dei detenuti italiani liberati e della mancanza di notizie su Trentini, mentre per l’omicidio commesso dal soldato dell’ICE titolava: “Donna uccisa dalla polizia a Minneapolis, scontri in strada. Trump: Si era comportata in modo orribile”, confondendo, tra l’altro, inqualificabilmente la polizia con i reparti federali antimmigrazione.
Giorgia Meloni, dal canto suo, non ha mai commentato minimamente l’omicidio della donna anche perché occupata a rilasciare dichiarazioni sugli scontri di Acca Larentia dove alcuni estremisti di sinistra hanno aggredito degli estremisti di destra che avevano da poco smesso di fare il saluto romano urlando Presente!».
Forse sarà costretta a dire qualcosa nella conferenza stampa di inizio anno.

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