venerdì 24 aprile 2026

Un regalo per il 25 aprile

Il 25 aprile è una festa per tutti noi che la consideriamo l’anniversario della Liberazione e della vittoria della democrazia sulla dittatura. E, come in tutte le feste, è lecito per ognuno aspettarsi di ricevere un regalo.

Se potessi esprimere un solo desiderio, non avrei dubbi: chiederei che non fosse buttata al vento la vittoriosa difesa della Costituzione nel referendum contro l’ennesimo assalto di coloro che hanno nostalgia del fascismo e di tutte le orrende schifezze che gli davano vita.

Il referendum ha dimostrato anche questa volta che se c’è un importante obbiettivo comune il popolo italiano sa come rispondere, rinuncia a starsene a casa e va a votare unito e compatto anche sfidando i sondaggi contrari perché ha seguito una campagna nella quale non si magnificavano le doti di un leader, o dell’altro, ma si parlava di principi e di valori.

L’idea che dopo poche ore dal successo già si parlasse di primarie per decidere chi dovrebbe essere il presidente del Consiglio nel caso di una vittoria del cosiddetto “Campo largo”, induce a una serie di considerazioni.

Cambiate nome alla possibile coalizione: è mai concepibile che nel nome di un’alleanza non ci sia neppure una vaga indicazione delle idee che quella coalizione intende portare avanti?

Finitela di parlare di parlare di voi e delle vostre ambizioni e pensate ed esplicitate quali sono i vostri programmi comuni per tirare fuori l’Italia da quel buco nero dal quale la Meloni non ha saputo assolutamente risollevarci, ma anzi ci ha fatto ulteriormente sprofondare economicamente, ma anche politicamente ed eticamente. È vero: delle vostre ambizioni non parlate mai esplicitamente, ma sotto le vostre parole appare evidente che tutto viene detto in funzione di quelle maledette primarie.

Mettetevi in testa che gli italiani per decenni sono andati a votare in massa non per delle persone, ma per delle idee e che è stato proprio quando questa offerta è stata cambiata che l’affluenza ha cominciato a precipitare.

Restituite al concetto di “democrazia rappresentativa” il suo vero significato promettendo – ma davvero – di tornare a permettere le preferenze individuali che danno modo di indicare di quali persone ci fidiamo. Altrimenti moltissimi continueranno a non essere attratti dalla possibilità di dare il proprio suffragio a un partito che non propone più obbiettivi e ideali, ma soltanto nomi e personaggi in un clima nel quale a dominare sembra essere l’ambizione personale più che il desiderio di fare il bene per il Paese.

Mettete nel dimenticatoio le primarie che non fanno altro che dividere gli elettori di possibili coalizioni e rinviate l’eventuale scelta del presidente del Consiglio a dopo l’auspicata vittoria del centrosinistra per la quale c’è ancora tantissimo da lavorare.

Comunque, se proprio il masochismo dovesse prevalere facendo mantenere in vita le primarie, fatele celebrare soltanto a programma comune elaborato, illustrato e pubblicato e assolutamente finitela di parlare di primarie aperte. Non sono iscritto ad alcun partito politico e quindi ne sarei escluso, ma non è più sopportabile vedere, come è già successo nelle altre occasioni, che nelle file davanti ai gazebo, ci siano diversi fascisti che con pochissimo sforzo – una firma e un paio di euro – fanno tutto quello che possono per danneggiare la coalizione di sinistra.

Ecco: vorrei un regalo di questo tipo perché mi piacerebbe sognare ancora un’Italia che non sia umiliata da figuri come Meloni, Salvini, Tajani, La Russa, Nordio, Vannacci e, scusate se mi fermo, ma l’elenco sarebbe ancora troppo lungo.

Domani è il 25 aprile e, come ho detto all’inizio, è la festa di chi celebra la vittoria della democrazia sulla dittatura, di chi piange ancora i tanti che hanno dato la vita per liberare l’Italia dal nazifascismo, di chi continua a rifiutare di parificare i morti della Resistenza con quelli della repubblica di Salò perché sono convinti che l’importante è come si vive e non come si muore. Quindi, visto che non pochi rimpiangono autoritarismo, razzismo, violenza, la festa della Liberazione – si chiama così per un evidente motivo – non è assolutamente la festa di tutti. Ricordate che ai tantissimi che hanno votato NO e che saranno in piazza a cantare “Bella ciao” non interessa conoscere in anticipo il nome del prossimo presidente del Consiglio, ma soltanto che il prossimo governo abbia un programma che si occupi di tutti, di ridurre le disuguaglianze, di aiutare gli ultimi, di ridare dignità al lavoro, di risollevare la sanità pubblica, di ridare alla scuola una funzione davvero educatrice e al Parlamento le funzioni per le quali è nato.

Finora ho parlato di regalo, ma è sbagliato: è un diritto. E credo che i tantissimi giovani che hanno votato NO non accettino più che i loro diritti siano conculcati.  Seguiranno strade diverse da quelle seguite da noi quando avevamo la loro età, ma sono sicuro che arriveranno alla meta e spero anche che non ripeteranno i nostri errori.