venerdì 28 aprile 2017

Le idee e gli uomini

L’appuntamento con le primarie del PD di domenica travalicano ampiamente il ristretto ambito del partito che fu anche dei molti che lo hanno abbandonato; i più ancor prima della scissione ufficiale. Pur non desiderandolo, infatti, l’andare a votare è diventato sempre più necessario, quasi obbligatorio, anche per chi pensa che probabilmente non voterà più per il PD, perché il risultato influenzerà in maniera determinante il destino di tutto il centrosinistra e, quindi, il futuro dell’Italia.

A fare chiarezza – ove ci fossero stati ancora dei dubbi – è arrivato l’unico confronto a tre previsto e svolto su Sky. Ne sono usciti vari elementi di propaganda sui quali sarebbe anche il caso di soffermarsi, se non fosse per il fatto che tutto il resto è stato messo in ombra dalla conferma più importante, cioè che Renzi continua a pensare a premi alle liste e non alle coalizioni e che, dopo una tornata elettorale nella quale è ben difficile che qualcuno possa superare il 40 per cento, sarà più disponibile a un alleanza di larghe intese con Berlusconi, anche se il rapporto tra Renzi e l’ex cavaliere «è inesistente da mesi», che con Bersani, Speranza e gli altri del MDP, perché «Con quelli che sono andati via dal Pd – ha detto – è ovvio che non faremo alleanze. Non perché hanno insultato me, ma perché hanno tradito decine di migliaia di militanti».

Già qui sarebbe il caso di ricordare che centinaia di migliaia di militanti non hanno rinnovato la tessera proprio perché sono convinti che sia stato lui a tradire il PD. Ma ancora più importante è sottolineare la reazione del candidato alla segreteria dem e ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha detto senza mezzi termini: «O vince il Pd, o vince Renzi», mettendo addirittura in antitesi il partito e il suo ex segretario. E poi ha specificato: «Se si dovesse porre questo tema, io chiederò la convocazione di un referendum, previsto dallo Statuto, per decidere se andare con Berlusconi, o con Pisapia. Io tra i due scelgo Pisapia. Se, per questioni di rancore personale, per Renzi non è così, non credo sarà compreso dal nostro popolo».

Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano, ha proposto la creazione di quello che ha chiamato un “Campo progressista” e, rivolgendosi all’ex segretario ed ex presidente del Consiglio, ha detto: «La sinistra divisa può andare incontro soltanto alla sconfitta. A Renzi resta poco tempo per costruire una coalizione: se insisterà a pensare a un PD autosufficiente, la sconfitta sarà generazionale perché ci vorrà, appunto, una generazione prima che il centrosinistra possa ricostruire la fiducia e risollevarsi».

E Renzi ha risposto: «Stiamo per scegliere in modo democratico il segretario che sarà anche il candidato a Palazzo Chigi alle prossime elezioni». Negando, quindi, ogni possibilità di coalizione con una specie di “O vinco io, o perdono tutti”.

Il problema vive proprio in quell’io, pronome che meglio si attaglia alle idee e ai comportamenti di destra, mentre è il noi che rivela quella solidarietà che è il marchio della sinistra. E uso questi due termini – destra e sinistra – perché non sono diventati assolutamente obsoleti, o privi di senso. Anzi, perdono sempre più astrattezza del simbolo e acquistano concretezza man mano le differenze tra poveri e ricchi, tra potenti e ultimi diventano più marcate e profonde; più pericolose per tutti.

Mi rendo conto che per tantissimi andare a votare per qualcosa di interno al PD può essere fastidioso, come anche donare complessivamente qualche milione di euro a quel partito versandone due ciascuno per poter votare alle primarie, ma credo sia un dovere farlo. Intanto perché l’aderenza agli ideali del PD mi sembra appartenere più a coloro che se ne sono allontanati che a Renzi e ai suoi e poi, soprattutto in quanto gli uomini passano, mentre gli ideali restano e per salvare questi ultimi è necessario sconfiggere quegli uomini che si illudono di essere più grandi delle idee e che, per essere più sicuri della loro importanza, queste idee le vogliono demolire, se non cancellare.

Quindi ritengo molto più importante ridurre drasticamente la percentuale di coloro che preferiranno Renzi che far capire – lo si è già capito abbondantemente – che questo PD racoglie sempre meno suffragi e simpatie.

Ripeto quanto ho già scritto: «Spero che tanti, pur se dovranno regalare un paio di euro al Pd, vadano comunque a votare alle primarie, o per Orlando, o per Emiliano. E questa mia sollecitazione, anche se la mia simpatia e consonanza politica con Renzi sono uguali a zero, non va contro Renzi, ma a favore del PD e, soprattutto, della sinistra. Con un PD che ritrovi almeno in parte le sue origini tutta la sinistra potrà riprendere a sperare fin da subito».

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/

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