Molti di noi si cullano nell’illusione che prima o dopo, guardando Trump, Netanyahu, Milei e anche un bel po’ di politici di casa nostra, i cittadini di quel mondo in cui esiste ancora la possibilità di votare e di vivere in una democrazia non ancora depotenziata si rederanno conto di avere sbagliato nelle scelte e correggeranno il tiro ridando spazio a partiti e personaggi che non sognino l’autocrazia.
Ma credo sia davvero un’illusione in quanto, per rendersi conto di avere sbagliato, bisogna possedere ancora una certa sensibilità che, non solo ti faccia apparire davanti agli occhi quella che dovrebbe essere la realtà più giusta, ma anche che ti faccia capire che è immorale continuare a sostenere quello che è sbagliato.
È proprio questa considerazione che fa aumentare un pessimismo già notevolmente corposo perché, ancor prima della capacità di scegliere, mi sembra sia sparita quella ci capire che qualcosa non va e che la si dovrebbe evitare con grande decisione. E che questa incapacità si allarga ben al di là del pur fondamentale ambito politico.
Cerco di spiegarmi entrando in un campo apparentemente effimero, ma che calamita l’attenzione di milioni di persone: il calcio. E non mi riferisco al pur eclatante caso del presidente della Fifa, Giovanni Infantino, che, durante i Mondiali, fa cancellare la squalifica a un giocatore statunitense su esplicita e pressante richiesta di Donald Trump.
Desidero riferirmi, invece, alle recenti vicende che hanno portato alla scelta di Roberto Mancini (anche questa, pur su altre basi, eticamente discutibile) come commissario tecnico e che sono dipese dall’allontanamento di Andrea Pirlo, già scelto per la panchina azzurra. La motivazione del no a Pirlo è stata che l’ex centrocampista ha prestato la sua faccia alla pubblicità della più potente casa di scommesse sportive della Russia.
La cosa che mi ha impressionato è che moltissimi hanno chiesto il suo allontanamento perché, per suoi motivi economici, ha rotto l’isolamento decretato alla Russia di Putin dopo l’invasione dell’Ucraina. E questo è assolutamente giusto perché Putin, come delinquenza istituzionale, lo porrei al livello di Netanyahu.
Lo strano – anzi il preoccupante – è che nessuno, nemmeno negli ambienti sportivi, ha sprecato neppure una parola sul fatto che stava pubblicizzando quelle scommesse che da sempre ammorbano il mondo dello sport, che hanno falsato partite e campionati, che hanno portato a lunghissime squalifiche per quei giocatori che sono stati scoperti a falsare delle competizioni per favorire scommettitori che poi davano loro parte dei guadagni.
Come può un testimonial del mondo delle scommesse sedere sulla panchina di una rappresentativa nazionale? Ma la domanda più importante è: come può essere che nessuno si accorga che questa sarebbe stata un’abominevole anomalia?
Non credo sia possibile, ma ritengo decisamente più probabile che l’inevitabile fastidio provocato dallo sdoganamento morale delle scommesse, sia stato soffocato, o dal fatto che ormai lo si ritiene inevitabile, o dalla convinzione che sia inutile farsi sangue amaro creando polemiche soltanto perché si è convinti che sia eticamente doveroso farlo.
In entrambi i casi il pessimismo non può che crescere. Ma la rassegnazione no.
