lunedì 5 gennaio 2026

Il vero significato di sovranismo

La Treccani è sempre stata un punto di riferimento indiscutibile, eppure, dispiace, dirlo, ma anche l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ogni tanto può sbagliare. Sentite questa definizione tratta dal Vocabolario “Sovranismo: la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo, o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione”. Bisogna ammettere che ci eravamo cascati.

Poi, però, fortunatamente l’alto livello culturale dei vertici della politica nostrana ha rimesso le cose a posto. A dire il vero il primo che aveva provato a farci capire che questa definizione era del tutto sbagliata era stato Salvini, ma il suo incessante lavorio per offrire al dio dei terremoti un sacrificio in forma di ponte e per impedire di sottrarre al dio dei naufragi una consistente quantità di migranti, lo ha inevitabilmente distratto dal compito di stilare una nuova e finalmente esatta definizione.

Poi, però, nell’impresa si è inserita Giorgia Meloni e, con l’autorevolezza che le deriva dall’essere presidente del Consiglio, ci ha fornito la nuova ed esatta definizione: “Sovranismo: Posizione politica che propugna la scelta, da parte di un potente che possa influire su di un popolo, o di uno Stato, di un proprio sovrano davanti al quale genuflettersi in qualsiasi occasione, incensandolo anche di fronte ad avvenimenti che sono del tutto illegali e che per la maggior parte delle persone sono assolutamente ripugnanti”.

Spieghiamoci bene perché il tocco finale e confermativo di questa definizione è davvero molto recente, oltre che plateale. «Intervento legittimo». Così la Meloni ha immediatamente definito “motu – assolutamente – proprio” il blitz delle truppe di Trump, splendido autocandidato al premio Nobel per la Pace, in Venezuela che, con il costo di appena ottanta vite umane non statunitensi, molte delle quali semplici civili che erano nel posto e nel momento sbagliati, ha ottenuto gli splendidi risultati di rapire Maduro e consorte, di deporre un dittatore (qui non c’è alcuna ironia) e di impiantare una reggenza senza termine prefissato alle dirette dipendenze del governo trumpiano. Poi, a dire il vero, ci sarebbero anche alcuni altri particolari, ma di infima importanza, come l’impadronirsi dei più estesi giacimenti petroliferi del pianeta e il conferire tutti i lavori possibili a imprese statunitensi che soltanto casualmente con ogni probabilità saranno nel novero di quelle che sostengono economicamente Trump e famiglia.

La genialità meloniana è evidente perché riesce a cancellare in un colpo solo il fatto che non esiste un accenno da parte del diritto internazionale alla legittimità dell’iniziativa del presidente di uno Stato che decida di rapire e imprigionare il capo di un altro Stato e di affermare che da quel momento il dittatore, democratico ovviamente, cambia e diventa lui stesso.

E non va trascurato neppure l’imbarazzato silenzio davanti alle ultime pretese di Trump che vuole togliere la Groenlandia alla Danimarca e a sé stessa «perché ci serve».

L’obiezione sarebbe quella che non basta dare ragione una sola volta a qualcuno per diventarne adoratore, ma sta di fatto che Giorgia Meloni è riuscita sempre a dargli entusiasticamente ragione su tutto: sul comportamento trumpiano nei confronti dei palestinesi di Gaza e di Netanyahu e dei suoi assassini, dell’Ucraina e di Putin, degli insulti diretti a quell’Unione Europea di cui l’Italia non è (o, forse, non era?) soltanto parte, ma anche convinta fondatrice, della pretesa di innalzare le spese militari al 5% del Pil a scapito di cose secondarie come la salute e l’istruzione, dell’innalzamento dei dazi anche se questi stanno mettendo in crisi talora mortali molte imprese italiane e, di riflesso un numero enorme di famiglie di lavoratori.

Grazie alla Meloni abbiamo appreso che nel dizionario dei sinonimi e dei contrari “sovranismo” può essere assimilato a servilismo, mentre è il contrario di orgoglio e dignità.

Resta il dubbio del perché la presidente del Consiglio pro tempore sia così prona davanti a quel figuro che occupa lo studio ovale. Un’ipotesi potrebbe essere quella di pensare a quali aiuti potrebbe chiedere – e non è detto ricevere – nel malaugurato caso che la maggioranza degli italiani rinsavisca e che alle prossime elezioni politiche vada a votare per dire che sbagliare una volta è lecito, ma perseverare forse non è diabolico, ma sicuramente masochistico.